In tanti paesi della Val di Non i giovani sono soliti fare le “coscrizioni”. Agli orecchi di chi non vive quest’esperienza, questa parola evoca subito la guerra. In realtà la coscrizione oggi è una cosa un po’ diversa e c’è un paese dove la coscrizione è anche più speciale che altrove. Quale paese? Chiudi gli occhi, e guarda.
In tanti paesi della Val di Non si fa la “coscrizione”, ma a Revò il tutto diventa più particolare.
Fare la coscrizione, in Val di Non, significa ritrovarsi con i propri coetanei a festeggiare un particolare passaggio della propria vita.
A Revò, però, c’è qualcosa di più.
Tutto inizia nell’anno in cui si compiono i 18 anni. I coscritti, come si fanno chiamare, cominciano a ritrovarsi spesso attorno al mese di ottobre. Lo scopo è creare dei grandi cartelli che celebrano la propria annata. Quei cartelli dovranno essere pronti per il 31 dicembre: in quel giorno i coscritti girano per il paese ad appendere i cartelli, uno davanti a ciascuna delle case dei coscritti stessi. Uno più grande viene appeso sul Municipio, a lanciare un messaggio: l’anno che sta per cominciare sarà quello della loro annata, sarà la loro coscrizione.
La prima uscita pubblica dei coscritti è proprio alla sera del 31 dicembre, quando sono in prima fila alla Messa. E li si riconosce facilmente: tutti portano sulle spalle dei particolari fazzoletti con il numero dell’annata e i maschi hanno anche dei vistosissimi cappelli decorati con alte piume di pavone. E non sono sempre gli stessi: ogni coscritto personalizza il proprio cappello e non lo darà mai a nessun altro, per tutta la vita!
Da quel giorno la coscrizione è ufficialmente iniziata e i coscritti si ritroveranno spesso a festeggiare, ma soprattutto a preparare il punto più alto dell’anno che celebra l’annata.
Ci si prepara infatti alla settimana del 16 luglio, festa liturgica della Madonna del Monte Carmelo.
Alla Madonna del Carmine è infatti dedicata una belle chiesa di Revò ed è a lei che si affida il paese, da secoli, come propria patrona e protettrice.
In fondo, si può dire, la vera protagonista della coscrizione è proprio lei: la Madonna del Carmine. I coscritti, al giovedì sera di quella settimana speciale, portano a spalla la sua statua dalla chiesa a lei dedicata fino alla chiesa parrocchiale. Starà lì nei tre giorni del Triduo a lei dedicato, Triduo a cui partecipano prima di tutto i coscritti, per arrivare alla domenica, quando avviene ciò che i coscritti aspettano davvero.
Alla grande Messa del mattino si celebra la Madonna e nel pomeriggio, ecco la grande processione. I coscritti, dopo aver pregato i Vespri con la comunità, prendono di nuovo la statua della Madonna sulle spalle e la portano in processione per le vie del paese, tra le marce gioiose della banda al completo vestita con la divisa tradizionale , i canti del coro e uno stuolo enorme di persone che li accompagna. E non solo del paese, ma anche da lontano, molto lontano, perché ogni anno per la festa del Carmine tornano in paese famiglie che in passato da Revò sono emigrate oltreoceano e le nuove generazioni di quelle famiglie, anche se magari non sono mai state in Italia, ci vengono proprio per partecipare alla coscrizione della propria annata.
La processione arriva al suo culmine in piazza, perché è lì che nelle ultime settimane i coscritti hanno lavorato senza sosta. Ogni anno infatti i coscritti progettano e creano un’enorme struttura in legno, quello che loro chiamano arco, che ricoprono di muschio e paglia. È davvero qualcosa di impressionante, ogni volta diverso e costruito ogni anno da zero per uno scopo: la statua della Madonna deve sostare lì al termine della processione e davanti a lei i coscritti fanno il loro discorso, che termina sempre in un modo: il passaggio di testimone all’annata successiva.
Questo passaggio, di solito, avviene tra le lacrime dei coscritti uscenti, che vedono terminare dei mesi molto intensi, i mesi della coscrizione.
In realtà, ufficialmente, si resterà coscritti in carica fino al 31 dicembre successivo, quando comincerà la coscrizione della nuova annata.
Mi raccomando, sarebbe un errore pensare che, con il passaggio di testimone, tutto finisca.
Perché a Revò la coscrizione non è soltanto una festa. È una tradizione che unisce generazioni, rafforza il senso di appartenenza e insegna ai più giovani a custodire ciò che hanno ricevuto da chi li ha preceduti.
Se capiterai a Revò nei giorni della festa del Carmine, fermati qualche istante in piazza. Tra i canti, la processione e l'arco costruito dai coscritti, scoprirai una comunità che, anno dopo anno, continua a raccontare la propria storia attraverso uno dei suoi riti più sentiti.