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da sabato 28 maggio a domenica 30 ottobre

Il Fato dell\\\\\\\'Energia. Ghiacci glaciali, surriscaldamento e divinazioni. COPIA

Le splendide sale di Castel Belasi a Campodenno, ospitano “Il Fato dell’Energia”, mostra personale di Stefano Cagol a cura di Emanuele Quinz.
L’artista trentino riconosciuto a livello internazionale porta il visitatore in un viaggio visionario tra metafore universali, riti contemporanei, ghiacci e diluvi attraverso molteplici linguaggi, dal video alle installazioni, spaziando da rari lavori dell’inizio della carriera all’opera ora presente alla Biennale di Venezia, vera sorpresa in mostra. 
 
Con la personale di Stefano Cagol, Castel Belasi si presenta al pubblico con un programma espositivo strutturato e permanente e diviene Castel Belasi Cultura, luogo privilegiato di fruizione delle arti, dopo cinque anni pilota in fase di ultimazione del lungo intervento di restauro che erano culminati nel 2021 con una selezione di opere dalla Collezione Panza di Biumo. Oltre alla sezione dedicata a mostre temporanee d’arte contemporanea di respiro internazionale, la proposta espositiva include un percorso permanente consacrato alla fotografia con pezzi provenienti a rotazione dall’Archivio Fotografico Storico Provinciale (inaugurazione a fine giugno) e una project room dedicata a mostre di artisti under 35. “Offrire un programma culturale di così alto livello, come testimonia la presenza di un artista del calibro di Stefano Cagol, corona un’avventura di acquisizione e restauro di Castel Belasi iniziata oltre trent’anni fa”, dichiara Daniele Biada, sindaco di Campodenno.
 
Il presidente dell’ApT Val di Non Lorenzo Paoli esprime “grande soddisfazione per aver dato vita a un progetto culturale di altissimo livello. Stefano Cagol è uno degli artisti trentini più affermati a livello internazionale, basti pensare alla sua presenza alla Biennale d’Arte di Venezia. E’ quindi un grande onore promuovere questo grande evento che inserisce in una più ampia progettualità di valorizzazione dei castelli della Val di Non anche attraverso iniziative artistiche e culturali”.
 
 
 
 
 
 
LA  MOSTRA
 
“IL FATO DELL’ENERGIA. Ghiacci glaciali, surriscaldamento e divinazioni” di Stefano Cagol presenta un esteso e inedito excursus nella sua consolidata ricerca – da poco premiata dall’Italian Council del Ministero per i Beni Culturali – attraverso una ventina di opere, video, fotografiche, luminose, sonore e installative, da quelle più recenti fino a lavori datati tra metà anni Novanta e inizio anni Duemila, testimoni dello spirito coerente e anticipatore di questo artista, da sempre impegnato a sviscerare e distillare attraverso un linguaggio evocativo complesse questioni dell’oggi e del nostro stare nel mondo, tra fenomeni naturali e impatto delle nostre scelte. 
Dà il titolo alla mostra il video “The Fate of Energy” del 2002, che apre ai molteplici significati del termine energia, al tempo stesso generatrice e distruttrice, rimandando a sua volta a un capitolo del “Saggio sui fenomeni estremi” del filosofo Jean Baudrillard e risultando quanto mai attuale, così come “Monito. Monition. Mort Nucleaire” del 1995. 
L’opera esposta più recente – e quella più attesa – è “Far before and after us”, che Cagol ha creato per la Biennale di Venezia, dove l’espone all’interno della mostra dello stato di Perak-Malesia su simbiosi indigena e narrazione della natura (agli Archivi della Misericordia fino a novembre), come unico artista internazionale invitato insieme a sei artisti malesi. Nel video, protagonista è un rituale contemporaneo, sospeso tra oscurità e luce, fuoco e ghiaccio, miti del passato, incertezze del presente e sfide di futuri al di là del tempo e dello spazio. È stato realizzato in una valle dolomitica patrimonio UNESCO, la Val di Tovel, poco lontano da Castel Belasi e dallo studio dell’artista, che da quasi vent’anni ha deciso di vivere in Val di Non. 
Una chiave di lettura biografica individuata nel legame con le Alpi è l’altra grande novità di questa mostra, la prima in Val di Non dedicata a Cagol.  Lo sottolinea il curatore Emanuele Quinz – basato a Parigi, con volumi pubblicati da Quodlibet, Sternberg Press e Mimesis – affermando che “Queste opere da una parte rivelano un legame profondo con il territorio delle sue origini, e dall’altra esplicitano la funzione di denuncia dell’artista”. Cagol ammette di considerare le Alpi “una delle espressioni naturali che più chiaramente ci fa prendere coscienza dell’idea di tempo” e dichiara di essersi ispirato a quelli che il padre gli mostrava come “i ghiacci eterni”, ora quasi spariti, quando ha pensato l’opera per il Padiglione nazionale delle Maldive alla Biennale di Venezia del 2013, “The Ice Monolith”, allora uscita su New York Times e BBC, quindi entrata nell’immaginario collettivo tra gli interventi artistici attenti a questi temi.
Fanno da contraltare opere frutto di lunghi viaggi di ricerca e creazione, nelle quali lo stesso elemento del viaggiare è parte della pratica artistica di Cagol, divenendone un tratto distintivo. In mostra è il progetto “The Time of the Flood” che guarda al diluvio come summa di tutti gli sconvolgimenti e profeticamente è stato cominciato nel 2019. La serie di opere video che lo compongono è presentata in questa occasione per la prima volta in Italia, dopo la premiere al CCA Center for Contemporary Art di Tel Aviv lo scorso anno. L’altra opera fondata sul viaggio è “The End of the Border”, che portò Cagol nel 2013 per la Barents Art Triennale nell’Artico sul confine tra Norvegia e Russia, dove le autorità russe gli hanno negato che un raggio di luce attraversasse il confine. 
Difficile dire qual è l’opera più blasonata in mostra, sicuramente quella più vista è il video della performance “Signal to the Future”, che nel maggio 2020 in piena pandemia è stato rimbalzato da innumerevoli tv di tutto il pianeta, raggiungendo l’enorme audience di oltre 430 milioni di spettatori. 
Nel 2022, Stefano Cagol, oltre a partecipare alla 59. Biennale di Venezia, prende parte alla serie "La Scienza a regola d’Arte" della IBSA Foundation in collaborazione con il museo MASI di Lugano, cura il progetto "We are the Flood. Piattaforma liquida su crisi climatica, interazioni antropoceniche e transizione ecologica" del MUSE Museo delle scienze di Trento, a Bergen in Norvegia sarà artista in residenza a BEK e in mostra alla Kunsthall 3.14, e la Galleria d'Arte Moderna di Verona gli dedica (fino al 30 settembre) la Primaparete. 
La mostra a Castel Belasi rimarrà aperta al pubblico fino al 30 ottobre.

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